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tatuaggio.

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“Per noi – ci spiega – il tatuaggio è un amuleto nella battaglia. Non una medaglia, qualcosa di più. Niente a che vedere con l’autocompiacimento o con l’ambiente fashion. Eravamo tatuati venti anni fa, quando era “criminale“, e lo saremo tra altri venti, quando “gli altri“ se li cancelleranno“. Perché il deterrente principale, per i più, non è il dolore o i rischi igienico sanitari – il tatuatore non è l’improvvisatore di un tempo, armato di aghi di fortuna in sottoscala polverosi – ma l’irrevocabilità dell’incisione. “I tatuaggi – continua Iannone – li hai scelti provando un sentimento preciso e non puoi farci niente, neanche quando ti ricordano qualcosa di sbagliato. È la tua storia e devi esserne fiero, perché ogni uomo o donna che si rispetti è fatto di errori clamorosi, di scelte sbagliate, di sfide incredibili, di amori impossibili e di sogni infranti, ma è bello ricordarcelo sempre, perché abbiamo vissuto e siamo ancora incredibilmente vivi. E quando non ci saremo più – conclude – rimarranno le nostre gesta e i nostri tatuaggi. Altro che diamanti…“.

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